"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

L’amor 3.

, by Lorenzo Zuppini

Quanto dura l’amore? Quanto siamo autolesionisti nel rincorrerlo disperatamente per la vita intera? Davvero tanto, e questa è la risposta sia alla prima che alla seconda domanda. L’amore dura una vita, per quanto una persona possa non essere accompagnata per un periodo più o meno lungo, e la vita senza l’amore sa di poco, ha il sapore di una scappatella fugace e piacevole ma che rimane pur sempre tale, con quell’estenuante senso di vuoto che ti deprime poco dopo finita l’avventura. D’amore è fatta la vita perché chiunque ha bisogno di amare qualcuno, o qualcosa. Ci si innamora di una donna o di un uomo, se va tutto bene ci innamoriamo dei figli che facciamo insieme a questa persona e infine ci innamoriamo anche della vita imperfetta che abbiamo costruito con queste persone perché ti rende partecipe di qualcosa di concreto, di rende protagonista di un progetto che non ha durata definita e che ogni giorno sa riempirti l’anima di dolore, o di gioia. Effetto diametralmente opposto a quello che ti dà la scappatella. Ci innamoriamo di Dio, dedichiamo la vita a lui e lui solo per sempre serviremo, gli resteremo fedeli e tenteremo di far capire ai nostri vicini quanto questo sia appagante e quanto sia bello farsi prendere senza freni dalla passione che ti nasce dentro. Potremmo amare il prossimo senza però legarci da un vincolo formale a lui, dandogli tutto quel che abbiamo, prima di tutto l’amore che in noi cresce e che magari in lui si è arrestato o scomparso.
Se ci limitiamo alla scappatella siamo però sicuri del risultato, ovvero piacere momentaneo ma vuoto perenne, ma almeno sappiamo a cosa andiamo incontro. Perchè allora non ci basta mai, non ci accontentiamo di queste comode certezze e non diamo una volta per tutte un calcio a quelle novità e dolori immensi che la vita fatta d’amore ci riserva? Perché l’amore è il carburante della la nostra vita, per continuare il viaggio ne abbiamo bisogno, altrimenti rischieremmo, ma che dico, sicuramente rimarremmo in sosta sul margine della strada guardando e sotto sotto invidiando tutti gli altri passanti che si barcamenano tra alti e bassi ma che proseguono dritto facendosi travolgere da quello che la strada gli pone davanti.
Sarebbe così facile e bello vivere d’amore, proseguire per la nostra strada, e invece ogni poco riflettiamo sui rischi, ci fermiamo e perdiamo tempo. Certo, in quel periodo stiamo fermi in una sorta di limbo e dolore non rischiamo di provarne, ma in verità fremiamo per poter riavere quel vuoto d’aria nello stomaco caratteristico della persona innamorata. Anche perché tirando le somme, paragonando il periodo in cui percorriamo la strada insicura col periodo in cui vigliaccamente accostiamo sul margine d’essa, ci accorgiamo che il paragone non regge.

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