"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Venti chilometri di passione - Capitolo 10

, by Lorenzo Zuppini


Il secondo giorno, o forse il terzo, passato a Praga, decidemmo di andare a cenare con il famoso prosciutto di Praga. Eravamo talmente affamati dopo la giornata di cammino e di foto che alle 18 e 30 eravamo già pronti a prenotare due porzioni di carne.

Questo prosciutto viene venduto da dei chioschi che lo cucinano sul momento, facendo una bella brace con dei grossi ciocchi di legna e infilando in uno spiedo questi grossi pezzi di carne rosa. Io e Giulia leggemmo i menù senza accorgerci che il prezzo indicato sul cartello appeso fuori dal chiosco era all’etto e non a porzione. Ordinammo due porzioni di prosciutto e patate, e quando andammo a ritirare i piatti ci arrivò una batosta per il nostro portafogli comune veramente notevole.

 Mangiammo in piedi coi piatti e le birre appoggiati su un tavolino alto. Questa sistemazione la condividemmo con una coppia di giapponesi. L’uomo, ad un tratto, fece un rutto clamoroso e io, dopo poco, ricambiai. Giulia mi guardò male e arrossì, io invece me la risi a crepapelle. Ho letto poco tempo fa che in Giappone o in Cina, ruttare a tavola di fronte ad una persona, è sinonimo di “buon appetito”. Quindi, tutto sommato, fui anche cortese nel ricambiare.

Tornammo all’ostello e ci facemmo la doccia. Avendo il bagno in comune con altre due stanze, Giulia preferì che stessi davanti la porta per evitare inutili disguidi o fastidi.

Le coperte che ci diedero erano piccole e quindi la notte non potevamo difenderci molto dal freddo. Ne fui felice, perché ebbi la scusa per potermi addormentare ogni sera abbracciato alla mia Giulia. Inizialmente lei si metteva su un fianco e io l’abbracciavo dal dietro stringendole le mani, dopo un po’ si girava e poggiava la testa sul mio petto. Cosa avrei potuto desiderare di più?

L’ultimo giorno tornammo vicino alla piazza col prosciutto di Praga per comprare un pensierino per i genitori o gli amici. Trovammo per strada un quartetto di anziani che suonavano e cantavano. Vendevano dei dischi musicali che dovevano aver inciso qualche annetto prima. Giulia ne comprò uno per suo padre. 

Ci infilammo poi in un negozio di caramelle. Per nostra fortuna arrivammo proprio mentre due dei dipendenti stavamo producendo delle caramelline cilindriche rosse con un cuore rosa stampato dentro. Erano bravi ma soprattutto veloci.

Giulia comprò per i suoi genitori un pacchettino di caramelle, io per i miei un disco, dello stesso materiale delle caramelle, dal peso di un chilo! Per mangiarlo ho dovuto romperlo a forza di martellate.

Optammo saggiamente per non riprende il prosciutto, dato l’enorme esborso della sera prima e quindi ci accontentammo di due hot dog piccanti che facemmo affogare in un mare di senape e ketchup.

Tornammo all’ostello e preparammo i bagagli perché la mattina dopo ci aspettava il treno per Vienna.

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