"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

La coscienza collettiva è annichilita: ecco qual è il nostro vero problema.

, by Lorenzo Zuppini

Lo Stato Islamico ha rivendicato l'attentato terroristico islamico perpetrato a Parigi ieri sera, attorno le 21, da Abu Yusuf al Beljiki detto il belga, arrivato in Francia in treno. I candidati Fillon e Le Pen hanno annullato i propri impegni elettorali, perché non scordiamoci che tra poche ore in Francia si vota.

All'indomani dell'ennesimo attacco terroristico islamico, delle due l'una: possiamo continuare a chiamare "cane sciolto", "pazzo criminale" il terrorista islamico che miete vittime nelle nostre città, fingendo che tale voglia di uccidere provenga da non si sa bene dove o cosa, oppure possiamo finalmente chiamare le persone col loro nome, individuando con fermezza l'origine del problema, di tale violenza inaudita. 
E' indubbio il fatto che in tutto il mondo sia l'Islam l'unica ideologia (in questo caso di matrice religiosa) che crea continuamente problemi di convivenza con altre etnie, con altri popoli che non la condividono, sfociando nelle violenze e nei massacri. E' altrettanto indubbio il fatto che solo con l'Islam noi tutti ci precludiamo l'uso della logica e della ragione, balbettando continuamente scemenze sullo schiavismo, sulle colpe dell'Occidente e sulle problematiche sociali nelle periferie delle nostre città. Ci imponiamo, di fatto, di affrontare la questione con gli occhi bendati.
Ciò è dovuto al fatto che la coscienza collettiva, la coscienza di tutti noi ha accettato di farsi annichilire da chi, con prepotenza, ci ha imposto di pensare che l'Islam sia assolutamente compatibile col nostro sistema valoriale e legislativo, e dunque non c'entri alcunché con l'Isis e coi vari attentati che insanguinano i nostri paesi.

La questione principale, dunque, non riguarda il terrorista che col sorriso sulle labbra si fa esplodere, o la bandiera nera dello Stato Islamico che svetta in Siria e Iraq. No, la questione principale riguarda la nostra coscienza, il nostro spirito di sopravvivenza, la nostra voglia di vivere e non di sopravvivere e, soprattutto, il nostro orgoglio.
La prima arma per difendersi dai terroristi tagliagole e dai taglialingue, è riscattare noi stessi, imporci l'uso della logica e della ragione, svegliarci da questa anestesia dell'anima che dura da troppi anni, la quale ci ha portati a non essere più noi stessi in casa nostra. L'esempio lampante ci viene fornito dal solito figlio di Allah che pretende ed ottiene l'abolizione del presepe natalizio nella scuola frequentata da suo figlio. Ebbene non v'è una sola ragione per cui le autorità scolastiche dovrebbero ottemperare a tale richiesta, eppure si è perso il numero di casi simili che si sono conclusi con l'accettazione di tale pretesa. Al netto dell'essere credente o no, cristiano o ateo, tale presepe non nuoce a nessuno ed è presente nelle nostre scuole dalla notte dei tempi, dunque per quale motivo ci pieghiamo alle richieste assurde di chi, venendo da fuori, pretende di imporre sé stesso su di noi? E per quale motivo solo i figli di Allah, e non ad esempio i buddisti, vedono in un presepe o un crocifisso un nemico da eliminare?

La risposta è semplice quanto terrificante: noi non sappiamo più chi siamo e per cosa viviamo. L'islamico, o peggio ancora l'islamista, invece sì. Egli si fa forte di un'identità robusta, dovuta ad un'ideologia entrante, opprimente, che controlla comportamenti e fasi della vita del credente, e quindi lo rende, a suo modo, disciplinato. L'europeo medio è esattamente nella situazione contraria, e prova ne è il numero ormai massiccio di persone cristiane o atee che si sono convertite all'Islam, intravedendo in quest'ultimo un faro di idee, di senso da dare alla propria vita.

La questione principale è questa perché uno Stato Islamico che sorge a cavallo tra la Siria e l'Iraq lo si distrugge in poco tempo, poiché è ovvio che sul piano militare non reggano il confronto. Ma sul piano intellettivo, della coscienza, dell'amor proprio, pare la situazione si ribalti. Essi sono già in casa nostra, ci uccidono nelle nostre città e impongono l'eliminazione del crocifisso nelle nostre scuole. Migliaia sono gli islamisti attenzionati dalle forze dell'ordine che hanno espresso il desiderio di uccidere, e proprio loro si fanno forti dell'avanzata del così detto Islam moderato taglialingue che ci annichilisce ed impone le sue pretese senza avvertire alcuna resistenza.

Il quartiere di Molenbeek a Bruxelles non è uno Stato Islamico in miniatura? I tribunali islamici in Inghilterra, che operano osservando la sharia, non sono il potere giudiziario di uno Stato Islamico? E il figlio di Allah che odia il crocifisso nella scuola può esser ancora considerato un pio immigrato voglioso di integrarsi? La verità, purtroppo, è che stiamo riuscendo a combattere e annientare solo la parte più evidente del problema, quella che si annienta con le bombe. La parte più insidiosa, che si propaga come un cancro, ce l'abbiamo dentro e riguarda la coscienza di tutti noi, e sembra che quasi nessuno sia in grado di scuotersi di dosso la polvere dovuta ad anni di sonno e di anestesia delle coscienze.

La bandiera nera dello Stato Islamico sventola, prima di tutto, nei nostri cuori e nella nostra mente.


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