"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Odiare l'Islam è vietato. Possiamo almeno provarne repulsione?

, by Lorenzo Zuppini



Sono qui per utilizzare questo spazio, sfruttarlo fino a questo punto, ma soprattutto perché si vive una volta sola ed è bene togliersi i sassolini dalle scarpe ed ogni parola di bocca. E di parole, io, non ne ho più.
Potrei citare numerosi autori autorevoli tipo Oriana Fallaci o Magdi Cristiano Allam, ma spersonalizzerei questo scritto e lo renderei una lezioncina per gli altri, lunga e controproducente. Parlare qui di Corano, Maometto, Allah o delle settantadue vergini risulterebbe lezioso e alla fine noioso. Gli autori sopracitati hanno saputo e sanno farlo certamente meglio di me.
Il mio è un grido liberatorio, perché è di aria fresca e libertà che ho bisogno. Condizioni queste decisamente mancanti al giorno d’oggi, sempre e comunque quando trattiamo di Islam, con la dittatura invisibile del politicamente corretto che imbavaglia e sanziona.
Il Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti lombardo ha sanzionato Filippo Facci per un articolo in cui egli ammetteva di odiare l’Islam e gli islamici, in un contesto ove tutto è consentito dire nei confronti di chiunque altro; in un contesto in cui Benedetto XVI venne appeso a testa in giù in Piazzale Loreto per aver detto a Ratisbona durante la lectio magistralis, in soldoni, che l’Islam deve fare i conti con la modernità; in un contesto in cui, all’indomani dell’attentato islamico al Bataclan, vennero crocifissi i colleghi di Libero per il titolo sull’accaduto “Bastardi islamici”.
In un contesto ove la dittatura dell’islamicamente corretto, che è una perversa versione del precedente politicamente corretto, è ormai egemone, fino a teorizzare la creazione del reato di islamofobia, per il quale non si può criticare la cultura islamica, sebbene tale critica provenga da un sentimento di paura, neanche di odio.
Il Partito Anti Islamizzazione, da me intervistato giorni or sono, dà la possibilità di trasformare in voto utile il timore che la cultura islamica fagociti la nostra liberale e cristiana. Questo blog, invece, mi concede di dare sfogo a ciò che non potrà trovare soddisfazione da una croce posta su di un foglio. E ciò che provo, oltre alla paura, è rabbia.
Rabbia contro me stesso e contro chi occupa impunemente il mio marciapiede per pregare. Mi odio perché, mentre scrivo, già penso alle possibili conseguenze di tutto questo, evidentemente negative, con la sola conseguenza di sentirmi indifeso considerando inopportuna questa critica feroce. Ecco la paura. Ma al contempo odio chi ha portato tutto questo a casa mia, rendendo impossibile la libera espressione del libero pensiero, in un crescendo di sevizie morali, talvolta pure fisiche, per chi osi criticare, se non addirittura aver paura.
Non possiamo odiare l’Islam, questo ci dicono, ma non possiamo neanche temerlo, costretti quindi a chinare la testa montando una demente espressione di falso compiacimento. La massima espressione di ribellione è sputare in faccia a questo Grande Fratello che controlla, che tutela l’islamizzazione e tutta la sua carica esplosiva.
Gli sputo in faccia affermando che provo repulsione per tutto ciò che l’Islam concerne, per le moschee in cui si prega un “libretto militare” (citazione presa da Facci), per le donne ingabbiate e annichilite, per gli omosessuali sanzionati e impiccati, per gli Imam che in un italiano orribile ci spiegano che stanno facendo il nostro bene, per i loro capi politici che creano partiti islamici, per le loro barbe senza baffi e le loro tuniche bianche, per i moderati che ci leccano il culo ma che voteranno per la sharia, per la loro indecente permalosità, per le fatwe, gli ayatollah, le lapidazioni e per il loro assurdo bigottismo e moralismo da quattro soldi.
Chissenefrega se questa non è un’analisi approfondita: non voglio analizzare, voglio rendere pan per focaccia a chi senza remora alcuna bastona la mia civiltà e la mia intelligenza.
L’Italia farà presto la fine dell’Inghilterra e del Belgio, paese quest’ultimo dove il nome più in voga tra i nascituri è Mohammed (è scritto bene? Chissenefrega), dove un uno psicopatico capeggia un partito che si chiama Sharia4Belgium e dove nessuno ancora si è preso l’incombenza di prenderlo a calci.
Farà la fine della Svezia, dove a Stoccolma, in certi quartieri a prevalenza islamica, girano degli uomini barbuti in sottana, e andando di bar in bar controllano che nessuna donna islamica esca senza il suo uomo. E dove, credetemi, i giornalisti vengono presi a pedate se osano accendere una telecamera nel loro territorio, in quello spicchio d’Europa che loro hanno conquistato pacificamente.
A Londra, dove i miei coetanei mentecatti credono di potersi trasferire trovando l’eldorado, vaga un tizio di nome Anjem Choudary, che di professione fa l’Imam (e stigrancazzi!), il quale afferma che i vignettisti di Charlie Hebdo se la sono cercata, che la democrazia è una minchiata e che l’Islam sta conquistando l’Occidente anche grazie ai così detti moderati che, in realtà, sognano la Umma islamica. E nessuno, anche in questo caso, si è preso la briga di dargli il fatto suo.
Provo repulsione per i collaborazionisti di casa mia, per i preti che mentre diciamo il Pater Nostrum vorrebbero che i figli di Allah pregassero in ginocchio, per il politucolo che sogna lo ius soli svendendo così l’italianità alle frotte di islamici che ci invadono ogni santo giorno, per chi avalla le richieste dei fratelli islamici per quanto riguarda la mensa, la mortadella da eliminare, il crocifisso da nascondere e la recita natalizia da evitare, così da guadagnarsi la medaglia che le milizie del politicamente corretto concedono a questi pusillanimi.
Al plotone d’esecuzione imbastito da Formigli durante una puntata della sua Piazza Pulita, composto da giovanotte islamiche bardate col velo che puntavano il dito contro uno sconvolto Mario Giordano lì per fare le veci del quotidiano Libero, reo d’aver portato sulla prima pagina il sopracitato titolo “Bastardi islamici”, avrei detto di liberarsi il capo da quel groviglio di stoffa e parlare senza nascondersi dietro quel militaresco abbigliamento: mentre la terra d’Europa, di Francia, di casa mia e non loro, è zuppa del sangue di innocenti trucidati da terroristi islamici, non ti permetto di mettermi sotto accusa, soprattutto se con quel tono e agghindata in quel modo.
Sono migliore di tutti voi: non mi nascondo dietro il mio Allah, dietro le mie sure: sto scrivendo, sto dicendo tutto ciò solo e soltanto per mia volontà, senza esser sospinto di chissà quale presenza ultraterrena ingombrante e fin troppo dannosa. Nessun versetto, nessun capitolo, nessuna scemenza simile mi induce a tutto ciò: la responsabilità è mia.
Accaparrare diritti, soprattutto nel modo con cui lo fate voi, è roba da servi. Fare il proprio dovere, invece, è roba da uomini. E questo è (anche) il mio dovere.
E questo è (anche) giornalismo!


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Ci censuriamo, stuprando giornalmente la nostra libertà di pensiero. Il caso di Filippo Facci ne è l'esempio.

, by Lorenzo Zuppini

Non ci sono più parole, disse Giuliano Ferrara e ha ripetuto Filippo Facci. E la realtà è esattamente questa: mancano le parole per descrivere il momento storico che stiamo vivendo, anche e soprattutto perché le abbiamo utilizzate pressocché tutte, e finiremmo inevitabilmente col ripeterci senza ottenere alcunché.

Non ci sono più parole, o meglio ci sono e sono sempre le stesse. La parola d'ordine, all'indomani soprattutto del provvedimento disciplinare preso dall'Ordine dei giornalisti della Lombardia nei confronti di Facci, è: libertà.

Lo è per due motivi. In primis, perché la stiamo svendendo, col compiacimento di coloro che ogni 25 aprile (almeno) si stracciano le vesti ricordando i nonni che hanno combattuto decenni fa per abbattere una dittatura, ma che oggi sono tremendamente tiepidi, se non inesistenti, nella condanna di coloro che minacciano le nostre vite e il nostro stile di vita. Pare sia difficile, se non impossibile, coniugare al termine terrorismo l'aggettivo islamico. Pare impossibile prendere atto della natura dell'Islam, per così dire distante da quella occidentale, caratterizzata, seppur con mille difetti, dalla democrazia e dalla libertà di pensiero e di scelta. 
Avviene questa svendita al ribasso nel momento in cui, sorridendo e canticchiando John Lennon, ci diciamo disposti a fare a meno di un pezzettino della nostra privacy (che è sinonimo di libertà) senza però inquadrare l'origine vera del problema, per risolvere il quale facciamo gli eroi a senso unico. Praticamente ci riempiamo la bocca di infiniti buoni propositi, mantenendo ben saldi sulle nostre teste i paraocchi che non consentono di agguantare il toro per corna. Perché pensiamo che lo Stato Islamico dell'Isis sia un cancro in via di guarigione, e che una volta debellato il più sia fatto. E' dunque un problema distante anni luce dal nostro nido occidentale, che però, non sappiamo come, cola sangue e grida aiuto. Mai, dico mai, è stato possibile mettere in discussione serenamente il modello multiculturale che ha portato molti luoghi europei a vivere uno stato di effettiva anarchia. Al sottoscritto, che oltre a scrivere su questo magnifico blog si diletta nel fare giornalismo su un quotidiano toscano (linealibera.info), sono state recapitate accuse di razzismo (facendo riferimento ad una presunta volontà di far trionfare una certa razza bianca) per il sol fatto di aver criticato congiuntamente gli sbarchi infiniti di clandestini e la non volontà di affrontare seriamente la questione dei rapporti tra Islam e Occidente.

E qui veniamo al secondo punto. Il signor Filippo Facci, al netto dell'opinione che ognuno di noi può avere sulle sue idee, è stato censurato pesantemente per aver rivendicato il proprio diritto ad odiare qualcuno o qualcosa (nello specifico Islam e islamici). Non è libero di odiare, e questo pone alla nostra attenzione un paio di questioni. E' letteralmente assurdo censurare un sentimento, come l'odio, non essendo questi ultimi comandabili. Inoltre, tutti sappiamo che un eventuale odio espresso nei confronti di qualsiasi altri soggetti o cultura non avrebbe fatto scandalo. Ed è per questo motivo che la parola d'ordine libertà rimane al centro del nostro mondo ma in maniera distorta: la stiamo stuprando a turno senza darle tregua.

Non mi frega niente, in questo momento, di analizzare il Corano, Maometto o chi prega Allah in Occidente. A me interessa far notare che, mentre subiamo un particolare procedimento di annichilimento per il quale scompaiono crocifissi dalle scuole e salami dalle mense, noi siamo solo capaci di reagire zittendo chi osa mettere in dubbio la bontà di tutto questo.

Non ci sono più parole. Non ho più parole.
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Il terrorismo islamico colpisce ancora. Siamo almeno liberi di odiarli?

, by Lorenzo Zuppini

A distanza di poco tempo siamo di nuovo nella stessa situazione di rabbia e terrore, col sangue che scorre sulle nostre strade e bagna la nostra coscienza, o quantomeno quella di alcuni di noi. Il tema è ridondante, dunque lo sono anche le nostre analisi che finisco per divenire anche banali, stucchevoli, inutili poiché, raccontano i fatti, niente cambia e tutto si ripropone. Insomma, il terrorismo islamico ha colpito ancora il cuore dell'Europa, e quest'ultima ha il volto degli inermi bambini di Manchester, indifesi e candidi, facili prede.

Ma se, anziché esibirci nuovamente nelle solite analisi ormai note e intrise di verità storica (come la scarsa considerazione che l'Islam ha per i bambini, ciò dovuto a versetti coranici e alla vita di Maometto stesso), gridassimo senza remore la nostra contrarietà al multiculturalismo militante che ha creato queste tragedie? Forse potremmo ottenere più successo, o quantomeno una maggior soddisfazione, liberando l'angoscia e la rabbia che ci pugnalano quotidianamente.

Devo obbligatoriamente iniziare io, e sarò breve.

Prendo spunto da uno articolo-sfogo di Filippo Facci datato fine luglio 2016, e lo dico: odio l'Islam! A scanso di equivoci, ciò non comprende la popolazione islamica, le persone fisiche, verso le quali invece nutro un sentimento di ammirazione e curiosità. Mi spiego: vorrei avere le giuste motivazioni, simili alle loro, per prendere armi e bagagli recandomi in Siria o Iraq per prendere a pedat i barbuti che devastano, uccidono combattendo sotto la bandiera dello Stato Islamico. Per vari motivi, tra cui una secolarizzazione che non so quanto alla fine possa portarci benefici, nessuno di noi ha voglia di farlo. Il nostro odio nei loro confronti è, tuttosommato, tiepido. La curiosità, invece, è dovuta al comportamento per me assurdo consistente nel vivere con l'unico scopo di annichilire e sottomettere. Con l'imam londinese Anjem Choudary vorrei chiacchierare approfonditamente per capire le sue motivazioni, stringergli la mano, dopodiché prenderlo a calci nei denti. E qui torna a galla l'odio non per il soggetto persona fisica, bensì per ciò che egli rappresenta. Prenderei a pedate l'islamista che è in lui.

E l'Islam, per quanto mi riguarda e nonostante le banali dichiarazioni di chicchessia, rappresenta la sottomissione non voluta, imposta, demograficamente o con la violenza. L'Islam rappresenta ciò che noi combattiamo ogni giorno, debellando malattie e andando sulla Luna: l'anti-progresso. L'Islam è una religione che in 1400 anni ha saputo creare solo altra religione, nient'altro che religione, imponendo ai propri fedeli una vita durissima, governati da teocrazie ottuse che non guardano il resto del mondo. L'Islam, per ciò che racconta la storia, significa guerra, significa dolore, significa sangue, significa scontro di civilità. L'Islam è le statue magnifiche, ma coperte, dei Musei Capitolini a Roma, mentre nella Repubblica Islamica dell'Iran vengono appesi per il collo gli omosessuali. L'Islam è i nostri marciapiedi occupati dai fedeli in preghiera, gesto inconcepibile di sfida, con disprezzo per chi ha accettato di accoglierti e di aiutarti. L'Islam è il presepe scomparso e il crocifisso nascosto, ovvero la cancellazione della diversità culturale. L'Islam è il corpo della donna coperto, picchiato, sottomesso in virtù di regole contenute in un libretto militare chiamato Corano. L'Islam è le statue magnifiche prese a martellate o fatte saltare in aria dai barbuti miliziani dell'Isis. L'Islam è l'imam che ai bambini consigliava di non ascoltare Mozart e Beethoven, pena essere trasformati in maiali.

L'Islam, dunque, è esattamente il contrario di ciò che siamo noi, e di ciò che noi amiamo. Se la nostra fine è segnata, almeno lasciatemi la libertà di odiarli.

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Sosteniamo il procuratore Zuccaro: magistrato di logica e buon senso

, by Lorenzo Zuppini

Impazzano i fautori dell'accoglienza indiscriminata di immigrati che clandestinamente, con flussi di dimensioni enormi, si imbarcano dalla Libia per approdare sulle coste italiane. Impazzano soprattutto oggi, sopratutto dopo le parole del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, il quale ha affermato che esistono indizi, non prove, sulla scarsa filantropia di alcune Ong, le quali soccorrono in modo sospetto le imbarcazioni di fortuna su cui viaggiano gli immigrati. 
Trattasi di una serie di indizi, di informazioni raccolte anche dai media italiani sulle operazioni di salvataggio condotte da certe Ong che gettano ombre sul loro operato, essendo sospetto il modus operandi con cui traggono in salvo gli immigrati sui gommoni. A Trapani, addirittura, si indaga su una Ong che pare sia corsa in aiuta di un gruppo di migranti senza aver ricevuto alcun avviso dalle autorità italiane. Il reato penale in questione è il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Non è certo questa la sede per fare ipotesi o muovere accuse: me ne guarderei bene. La questione fondamentale, e su cui chiunque ha il diritto di esprimersi, riguarda la situazione assurda e fuori controllo che si è creata attorno al fenomeno dell'immigrazione clandestina di massa. Tale situazione, o addirittura tale cortocircuito, è evidentemente ingigantita da chi, anche se per scopi umanitari, si limita a trarre in salvo chiunque sbarchi, e da qualunque posto lo faccia, senza porsi la benché minima domanda sulle conseguenze che possono avere questi aiuti indiscriminati, incontrollati (quindi non facenti pare di un serio ed elaborato piano d'assistenza) che, è di tutta evidenza, incrementano le partenze e le tragedie che poi avvengono nel Mediterraneo. La logica ci dice che un fenomeno dalle dimensioni bibliche e del tutto incontrollato come questo, crea un terreno fertile per chi voglia arricchirsi sfruttando la tragica situazione degli immigrati intenzionati a partire.
Nessuno ha mai detto che gli immigrati sui gommoni vadano lasciati annegare: anzi, tutt'altro. Ma il sempre crescente numero di persone che approdano sulle nostre coste, e di soggetti anche privati che si impegnano in tali operazioni, ha trascinato questa situazione nell'anarchia più totale. Anarchia che non si manifesta solo nel modo disordinato con cui vengono salvati e poi portati in Italia, bensì anche nelle condizioni e nei modi con cui vengono accolti e mantenuti nel Belpaese. E' di ieri sera l'incresciosa vicenda capitata ad una inviata di Matrix, il programma condotto da Nicola Porro, la quale, mentre portava a compimento il suo servizio notturno sugli immigrati che dormono alla stazione Termini di Roma, è stata aggredita di uno di questi ultimi e si è dovuta rifugiare in macchina. Ed è invece di qualche giorno fa il blitz delle forze dell'ordine alla stazione Centrale di Milano durante il quale sono stati fermati e portati in questura decine di immigrati che bighellonavano in quella zona dedicandosi al compimento di piccoli reati, come quando alcuni di questi ultimi avevano aggredito dei militari nel tentativo di impossessarsi dei loro fucili.
Lo dico da tempo, ed oggi è necessario ripeterlo: in Italia non esiste una serie politica d'accoglienza e di inclusione, per il semplice motivo che non esistono risorse per assorbire nel tessuto sociale italiano chi arriva dall'estero, con la sola conseguenza di abbandonare queste persone ai margini della società, garantendogli una paghetta giornaliera che consiste (anche) in uno schiaffo ai milioni di italiani poveri. 
Dovremmo criminalizzare il procuratore Zuccaro per delle parole di puro buon senso? Al contrario: è nostro dovere sostenere un magistrato che, in mezzo a mille inghippi, tenta di fare il suo lavoro ragionando, prima di tutto, secondo logica e buon senso.
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