"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Immigrazione, Europa e antifascismo: il frankenstein Pd-grillini

, by Lorenzo Zuppini

Roma, 28 apr – Talvolta la realtà è più semplice di quanto non sembri, e siamo noi analisti ad ingarbugliarla ferocemente pensando così di renderla più interessante. Ma di stupefacente, in queste settimane di corteggiamenti grotteschi, vi è ben poco. O meglio: la presente situazione appare banale e noiosa per chiunque avesse interpretato correttamente il messaggio grillesco lanciato dai grillini parlanti i quali, a differenza del loro simile della favola di Pinocchio, prediligono il colore rosso alla saggezza.
Roberto Fico, uscito dalla giungla delle consultazioni per cercare di tirar fuori una maggioranza di governo decente, ha esultato sorridendo: “Il mio mandato si conclude con un esito positivo”. Ed era di ritorno dalla chiacchierata coi vertici del Partito Democratico, il vero sconfitto delle elezioni di marzo che potrebbe ritrovarsi a governare a sua insaputa. Poi, all’interno dei due partiti vi sono ovviamente anime differenti e differenti entusiasmi: il segretario reggente del Pd Martina gode come un riccio all’idea di governare, mentre l’ex segretario Renzi trema come una foglia. Il primo, pragmaticamente, comprende che i dem hanno la possibilità di vincere al Superenalotto; il secondo, al contrario, ricorda gli insulti che si è beccato negli ultimi anni dai grillini e anche comprensibilmente storce il naso. E poi verrebbe registrata l’ennesima svolta senza il Renzi al vertice: un cambio di governo all’indomani del referendum costituzionale che lo spodestò da Palazzo Chigi e, in questo eventuale caso, l’entrata nella maggioranza di governo con Maurizio Martina alla segreteria del partito.
Ma di fondo, cosa deve insegnarci questa abominevole situazione? Che le differenze tra grillini e piddini non sono poi così “macro”, anzi. I cavalli di battaglia dei due partiti possono tranquillamente convivere, e possono riuscirci assai meglio di come potrebbe la Lega di Salvini. Il Movimento 5 Stelle ha inglobato in sé una quantità enorme di elettori di sinistra rimasti frastornati dagli articoli 18 che sparivano, dalle litigate con Santa Camusso e dalle tasse sulla prima casa eliminate. Ma questo, si domandavano, è il maggior partito della sinistra italiana o un abortino tirato su per attrarre un po’ di tutti, tra cui anche liberali e berlusconiani? La risposta esatta era la seconda. Perché Renzi, che rottama nel nome del giovanilismo, è come Grillo che fanculizza nel nome dell’onestà-tà-tà. Entrambi metodi molto efficaci, abbaglianti in un primo momento, ma assolutamente incapaci di progredire nel tempo garantendo una solida base culturale. Adesso che i dem sono come gattini in autostrada e che i grillini somigliano all’alunno impreparato di fronte alla commissione d’esame, il salvagente che può trascinarli verso riva si chiama “alleanza”.
Un’alleanza neanche troppo rocambolesca, se ci pensate bene. Abbiamo già scritto delle
inascoltabili assonanze tra il reddito di cittadinanza e il mantenimento garantito ai clandestini, ma col passare del tempo i punti in comune aumentano. È più che altro questione di indole e di modi. Sono tutti un bollore per terra mammà, per il chilometro zero, l’eco&solidale, la raccolta differenziata, l’altro “modo di fare sviluppo”, un po’ di decrescita e di espropri ai privati, di “bene socialmente utile” e di “fini socialmente rilevanti”. Emiliano condannerebbe tutti quanti ad andare a giro in bicicletta pur di salvare due ulivi della sua amata Puglia, figurarsi la sorella Montagna bucata da parte a parte per farla penetrare da un treno a grande velocità: uno stupro! Di Battista si eccita da morire al sol sentire questi proclami: pensate voi che partirà per un surrogato dell’Erasmus, ovviamente in paesi sottosviluppati perché lo sviluppo fa cagare, così da studiare i nuovi modi con cui quelle persone affrontano i loro
problemi. Ignaro del fatto che costoro pagherebbero per avere al governo persone più capaci che oneste. E Berlusconi, che ha avuto l’ardire di creare 5.500 posti di lavoro attraverso Mediaset, peraltro arricchendosi paurosamente, va ridimensionato subito: abolire i monopoli di Stato tra cui Mediaset, ancora una volta ignari del fatto che Mediaset combatte giornalmente contro La7, Rai, Sky e Discovery. La cara vecchia battaglia sull’inesistente conflitto di interessi che la sinistra ha sempre utilizzato a proprio uso e consumo per giustificare le labbrate elettorali incassate. L’Europa? Pareva che agli uni facesse ribrezzo mentre agli altri piacesse da morire: poco importa, basta che richieda patrimoniali e indirizzi un milione di africani in Italia ogni anno: il sogno di liberarsi dall’uomo bianco capitalista si avvicina sempre più. Ah, la battaglia per le minoranze: gli Lgbt e le donne. Ai primi matrimoni e bambini come se piovesse, alle altre la difesa preventiva in assenza di minaccia: devono sparare non appena un uomo – bianco, s’intende – varchi il confine
dei cento metri di distanza. Cos’altro: un fantoccio di Mussolini appeso a testa ingiù da far bastonare ai bambini il 25 aprile ci sta sempre bene, ed è già un passo verso l’accordo. Poi c’è da chiudere le sedi dei covi fascisti, ovvero di coloro che dissentono, e questo è un enorme passo verso la vittoria. E infine due cambiamenti radicali e fondamentali. Uno: il verde, bianco e rosso del tricolore verranno cambiati nell’arcobaleno della bandiera Pace. Due: l’Inno di Mameli verrà abrogato e sostituito da “Noi siamo gli intoccabili e voi ci avete rotto, voi vi chiamate grandi ma vi pisciate sotto, e quello che ci dicono con divise e caschi blu, tutti a testa sotto, non ne possiamo più”.

Lorenzo Zuppini

Il Primato Nazionale - 28 aprile 2018 https://www.ilprimatonazionale.it/politica/immigrazione-europa-antifascismo-frankenstein-pd-grillini-84418/
read more

Immigrazione e reddito di cittadinanza uniti da un filo rosso

, by Lorenzo Zuppini


L’assistenzialismo deprime e deresponsabilizza. Se avviene in territori afflitti da un certo tasso di povertà, si trasforma in catastrofe sociale. C’è qualcosa che connette la proposta grillesca del reddito di cittadinanza, loro cavallo di battaglia, e il cartellone pubblicitario issato dagli irresponsabili governanti nostrani e rivolto verso l’Africa per invogliare i suoi cittadini a sbarcare da noi. Di fondo, in entrambi i casi, v’è un proclametto da leggere tra le righe: otterrete senza faticare e senza merito alcuno, se non quello di dichiararsi bisognosi. Nessun buon padre di famiglia utilizzerebbe questo sistema educativo coi propri figli, sono difatti tipiche le ramanzine impartite dai genitori del genere “ai miei facevo, lavoravo, sudavo per guadagnarmi ciò che desideravo”. Potremmo dire, senza sentirci fischiare le orecchie, che ciò che maggiormente ci si conquista faticando è la libertà, l’affrancamento dalla potestà di qualcun altro. Quel cordone ombelicale che né il Movimento 5 stelle né la sinistra che ci ha governati conoscono. Da un lato abbiamo una proposta suicida che consiste nel regalare una certa somma mensile a chiunque non abbia un lavoro, pattuendo con quest’ultimo che debba accettare almeno una delle tre proposte di lavoro che lo Stato si premunirà di presentargli. Evidenziamo un paio di aspetti di questa inquietante storiella: ad un disoccupato lo Stato propone di stare sul divano percependo una paghetta mensile in attesa che qualcuno gli trovi un lavoro; questo terzo soggetto (lo Stato, ripetiamo) gli proporrà tre posti di lavoro obbligandolo ad accettarne uno, con tanti saluti a quella realizzazione personale che ognuno di noi ricerca e individua organizzando autonomamente la propria esistenza, probabilmente anche decidendo di non lavorare e non per questo pretendendo un mantenimento quasi paterno. Nel caso di specie, la follia è talmente folle che il voto a pentastellati e alla loro proposta arriva da tutta una serie di territori del Belpaese noti per la pochissima produttività e la notevole disoccupazione, preferendo questa ricetta all’abbassamento di tasse proposto dai rivali di centrodestra. Ad un affamato voi dareste un pesce od una canna da pesca? Ed è normale che intere sacche di territorio non abbiano minimamente sentore di questa deriva pericolosa, incaponendosi a scartare le misure che renderebbero quelle zone un terreno fertile per aziende nuove e vecchie?
Vorremmo, anzi vorrebbero, integrare centinaia di migliaia di afro-islamici permettendogli di varcare i nostri confini aldilà di qualsiasi regola e garantendogli, una volta insediatisi in Italia, dai 35 ai 45 euro giornalieri investiti per il loro mantenimento. In questo caso alla follia diseducativa si aggiunge un paradosso: lo Stato, che notoriamente piange miseria, si rende teoricamente disponibile a mantenere un numero imprecisato di clandestini per un numero imprecisato di anni, senza aver peraltro da proporgli alcun impegno lavorativo. Quando nella prima parte del XX secolo gli europei emigravano negli Stati Uniti, dopo aver subito tutta una serie di controlli meticolosi nel porto, venivano messi di fronte ad una condizione: potrete rimanere se renderete fertile e produttivo il terreno che questo governo vi regalerà, e al contrario sarete espulsi se dopo alcuni mesi verrà provata la vostra indolenza. Sorvolando sulla differenza di capacità d’offerta che ci distingue dagli Stati Uniti di allora, l’esempio è calzante per comprendere quanto l’impegno personale sia fondamentale per la concreta realizzazione personale che passa, inevitabilmente, per quella professionale. Al contrario, noi, anzi loro, all’immigrato irregolare hanno proposto di attaccarsi come una sanguisuga al corpo dell’autoctono che rimpingua le casse dello Stato pagando tasse da strozzinaggio, pensando anche di concedergli la massima onorificenza possibile per chi da un paese straniero si lascia assorbire: la cittadinanza. Sembra assurdo ma in realtà è tutto vero: l’uomo nuovo, apolide, predatore di cittadinanze facili e sfaccendato, dovrà governare questo mondo.
Le di
fferenze che caratterizzando il mondo, rendendolo talvolta interessante, verranno appiattite su un livello infimo grazie al meticciato sanguigno e culturale, ma anche dall’annullamento delle singole istanze di tutte le persone che, normalmente, dovrebbero essere messe in condizione di dare i meglio di sé, mentre al contrario verranno indotte ad accontentarsi di poche centinaia di euro mensili attendendo la prossima proposta di lavoro fattagli recapitare dallo Stato. Finiremo, insomma, per essere degli stupidi, senza cervello e senza patria.

Lorenzo Zuppini

Il Primato Nazione, 15 aprile 2018

http://www.ilprimatonazionale.it/politica/83630-83630/
read more

Se la marcia di Macerata ha violentato il Giorno nel ricordo

, by Lorenzo Zuppini

Non c’è tregua e non ce ne sarà in futuro. Non è ammissibile questa omologazione al pensiero medesimo, imposto a reti unificate da chi non ha ancora fatto i conti con la storia e le proprie responsabilità. 

Le istituzioni di questo Paese sbeffeggiano la nostra memoria e quella dei nostri padri e nonni, dando libero accesso, durante il Giorno della memoria, all’isterismo antifascista che manifesta solo in apparenza contro il razzismo, mentre in realtà bercia slogan inneggianti le foibe e i massacri che toccarono migliaia e migliaia di italiani. Nessuna indignazione.

La destra, ritenuta responsabile di un non meglio precisato stato di irrequietezza generale, è costretta a prender visione di questo scempio senza poter proferir parole, pena il massacro mediatico. L’accusa di fomentare odio razziale, e al contempo di ripensare con nostalgia al ventennio nero, è sempre dietro l’angolo, e quel che è peggio è che non è smentibile.

Essere ammesso alla gara elettorale, sottoposto al rispetto di un’insieme di leggi che monitorano l’ipotetico ritorno del fascismo e del razzismo (come se fossero state le uniche tragedie del secolo scorso), come può non bastare? È evidente siano pretesti per annichilire l’avversario elevato ad arcinemico.

“Ma che belle son le foibe da Trieste in giù”, hanno cantato i compagni antifà a Macerata modificando la celebre canzone della Carrà. Altri hanno scritto su un lenzuolo “Maresciallo siamo con te, menomale che Tito c’è”, mentre i No Tav, Arci, Anpi, Potere al Popolo, Emergency, Fiom, Rifondazione comunista e paccottiglia varia marciavano seriosi senza riuscire a dissimulare la totale follia che ha portato questo meanstream a creare l’incubo del ritorno di Mussolini. 

Italia 2018, e questi eran quelli moderati. In molte altre città hanno marciato quelli incappucciati, i così detti antagonisti, che a Piacenza e Torino hanno pestato le forze dell’ordine. C’è un video che fa rabbrividire, girato a Piacenza durante uno scontro tra questi teppisti e dei carabinieri. I militari scappano perché in numero inferiore, uno di loro però cade, viene circondato vigliaccamente da molti antagonisti i quali lo pestano ferocemente, utilizzando addirittura il suo scudo a mo’ di clava.

Il Viminale ha espresso soddisfazione per la generale tranquillità, eccezion fatta per le violenze di Piacenza. Praticamente questi buontemponi imbavagliano e ammanettano metà paese, lasciando l’altra metà libera di scorrazzare e ululare minchiate, congratulandosi poi allo specchio per gli splendenti risultati di pace sociale ottenuti. Roba da manicomio e camicia di forza. 

La sinistra extra parlamentare è da sempre fuori controllo ma costantemente tollerata. Detta legge in tutte le città. Decide chi può manifestare e chi no; chi può presentare un libro e chi no. La legge, intanto, afferma che il solo totalitarismo temibile è quello fascista, tanto che qualcuno vuol impedirne la vendita dei cimeli. 

Ci perdonerete la lungaggine, ma si è resa necessaria: in un giorno di lutto nazionale in cui si ricordano le vittime italiane del comunismo, l’attenzione pubblica è convogliata sulla manifestazione contro il fascismo che vede protagonisti, tra gli altri, un gran numero di clandestini. Ci stanno dicendo “oh coglioni, vi prendiamo per il culo e voi rimanete anche muti”. Nella città dove una ragazza è stata fatta a pezzi da uno di loro, e lo scontro sociale è divampato come un incendio con l’estremo gesto di un pazzo delinquente che, poi, ha sparato. 

Siamo prolissi e dovete perdonarci, ma questo è un grido di rabbia e d’orgoglio. Noi a Pistoia abbiamo la nostra quotidiana dose di follia da digerire: una patetica assemblea, nata in senso ad una parrocchia, che vuol vigilare sul fascismo e il razzismo. Sebbene il sindaco Tomasi abbia voluto una targa per i martiri delle foibe, la misura è colma perché non stiamo giocando ad armi pari. Siete dei vigliacchi, intellettualmente disonesti e nemici di questo Paese, che si chiama Patria.

Non c’è tregua, non ve ne sarà in futuro, perché mai ve la concederemo.


LineaLibera.info, 11 febbraio 2018
read more

L'antifascismo postumo è il nuovo fascismo

, by Lorenzo Zuppini


Una cazzata ripetuta all’infinito, si sa, si trasforma in verità.

Dovremmo respingere il concetto di intellettuale perché finisce per costruire una persona che ama se stessa e lì finisce. Dovremmo invece abbracciare quello di esercizio intellettuale consistente, grosso modo, nell’apprendere di certi fatti, nel metterli in fila e, poi, rifletterci su per un tempo considerevole così da arrivare ad una conclusione logica, non ideologica.

In ordine temporale: ci sono due leggi in Italia, legge Scelba e legge Mancino, che sanzionano la ricostituzione del Partito Fascista e la propaganda idonea al raggiungimento del medesimo risultato. Oltre ciò, l’eliminazione della dicitura “repubblica italiana” per poter transitare verso una dittatura è tecnicamente impossibile, essendo questa una caratteristica contenuta in una serie di articoli della Costituzione ritenuti intoccabili.

Certi marinai coraggiosi si sono spesi, in passato, per l’eliminazione delle due leggi sopracitate, per il semplice motivo che, o si decide di tutelarsi da qualsiasi totalitarismo, oppure è una barzelletta menzionarne solo uno. Vennero linciati e fatti affondare nel mare tempestoso del politicamente corretto in versione antifà. 

Poi. Le idee, se si vuol esser definiti civili, non si possono vietare a meno che non inducano a commettere reati. Dunque, calandoci nella realtà d’oggi, dovrebbe esser lecito definirsi fascisti ma al contempo vietato indurre chicchessia a riorganizzare il defunto Partito Fascista. E, dunque, siamo attrezzati a dovere affinché le opinioni non facciano del male agli altri.

In questo contesto sommariamente descritto si sono inseriti dei soggetti che, adducendo come motivazione alla propria isteria singoli eventi per altro non violenti, denunciano un generico ritorno del fascismo nel paese Italia. Non spiegano come potrebbe accadere né perché starebbe accadendo né cosa diavolo significhi “ritorno”.

Sono capitanati dalla Repubblica, quotidiano sinistroide fondato da un Eugenio Scalfari che, pensate un po’, iniziò la sua carriera giornalistica in “Roma Fascista”, organo ufficiale del Guf (Gruppo universitario fascista), finendo per diventarne il direttore. Da lì, e da altri altari, ci fanno il predicozzo ogni giorno e addirittura sfilano nelle piazze per lamentare il ritorno della truce dittatura. Ovviamente il politico Biancalani partecipa alla passeggiata.

Correva l’anno 1973 e Pasolini scriveva a Moravia: “Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia che in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per veicolare il dissenso”.

Oppure, ipotizziamo noi, è l’ultima spiaggia disponibile per una sinistra scollata dal Paese e da sé stessa il cui collante è, oramai, la guerra agli spettri del passato.

linealibera.info, 13 dicembre 2017



read more