"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Immigrazione e reddito di cittadinanza uniti da un filo rosso

, by Lorenzo Zuppini


L’assistenzialismo deprime e deresponsabilizza. Se avviene in territori afflitti da un certo tasso di povertà, si trasforma in catastrofe sociale. C’è qualcosa che connette la proposta grillesca del reddito di cittadinanza, loro cavallo di battaglia, e il cartellone pubblicitario issato dagli irresponsabili governanti nostrani e rivolto verso l’Africa per invogliare i suoi cittadini a sbarcare da noi. Di fondo, in entrambi i casi, v’è un proclametto da leggere tra le righe: otterrete senza faticare e senza merito alcuno, se non quello di dichiararsi bisognosi. Nessun buon padre di famiglia utilizzerebbe questo sistema educativo coi propri figli, sono difatti tipiche le ramanzine impartite dai genitori del genere “ai miei facevo, lavoravo, sudavo per guadagnarmi ciò che desideravo”. Potremmo dire, senza sentirci fischiare le orecchie, che ciò che maggiormente ci si conquista faticando è la libertà, l’affrancamento dalla potestà di qualcun altro. Quel cordone ombelicale che né il Movimento 5 stelle né la sinistra che ci ha governati conoscono. Da un lato abbiamo una proposta suicida che consiste nel regalare una certa somma mensile a chiunque non abbia un lavoro, pattuendo con quest’ultimo che debba accettare almeno una delle tre proposte di lavoro che lo Stato si premunirà di presentargli. Evidenziamo un paio di aspetti di questa inquietante storiella: ad un disoccupato lo Stato propone di stare sul divano percependo una paghetta mensile in attesa che qualcuno gli trovi un lavoro; questo terzo soggetto (lo Stato, ripetiamo) gli proporrà tre posti di lavoro obbligandolo ad accettarne uno, con tanti saluti a quella realizzazione personale che ognuno di noi ricerca e individua organizzando autonomamente la propria esistenza, probabilmente anche decidendo di non lavorare e non per questo pretendendo un mantenimento quasi paterno. Nel caso di specie, la follia è talmente folle che il voto a pentastellati e alla loro proposta arriva da tutta una serie di territori del Belpaese noti per la pochissima produttività e la notevole disoccupazione, preferendo questa ricetta all’abbassamento di tasse proposto dai rivali di centrodestra. Ad un affamato voi dareste un pesce od una canna da pesca? Ed è normale che intere sacche di territorio non abbiano minimamente sentore di questa deriva pericolosa, incaponendosi a scartare le misure che renderebbero quelle zone un terreno fertile per aziende nuove e vecchie?
Vorremmo, anzi vorrebbero, integrare centinaia di migliaia di afro-islamici permettendogli di varcare i nostri confini aldilà di qualsiasi regola e garantendogli, una volta insediatisi in Italia, dai 35 ai 45 euro giornalieri investiti per il loro mantenimento. In questo caso alla follia diseducativa si aggiunge un paradosso: lo Stato, che notoriamente piange miseria, si rende teoricamente disponibile a mantenere un numero imprecisato di clandestini per un numero imprecisato di anni, senza aver peraltro da proporgli alcun impegno lavorativo. Quando nella prima parte del XX secolo gli europei emigravano negli Stati Uniti, dopo aver subito tutta una serie di controlli meticolosi nel porto, venivano messi di fronte ad una condizione: potrete rimanere se renderete fertile e produttivo il terreno che questo governo vi regalerà, e al contrario sarete espulsi se dopo alcuni mesi verrà provata la vostra indolenza. Sorvolando sulla differenza di capacità d’offerta che ci distingue dagli Stati Uniti di allora, l’esempio è calzante per comprendere quanto l’impegno personale sia fondamentale per la concreta realizzazione personale che passa, inevitabilmente, per quella professionale. Al contrario, noi, anzi loro, all’immigrato irregolare hanno proposto di attaccarsi come una sanguisuga al corpo dell’autoctono che rimpingua le casse dello Stato pagando tasse da strozzinaggio, pensando anche di concedergli la massima onorificenza possibile per chi da un paese straniero si lascia assorbire: la cittadinanza. Sembra assurdo ma in realtà è tutto vero: l’uomo nuovo, apolide, predatore di cittadinanze facili e sfaccendato, dovrà governare questo mondo.
Le di
fferenze che caratterizzando il mondo, rendendolo talvolta interessante, verranno appiattite su un livello infimo grazie al meticciato sanguigno e culturale, ma anche dall’annullamento delle singole istanze di tutte le persone che, normalmente, dovrebbero essere messe in condizione di dare i meglio di sé, mentre al contrario verranno indotte ad accontentarsi di poche centinaia di euro mensili attendendo la prossima proposta di lavoro fattagli recapitare dallo Stato. Finiremo, insomma, per essere degli stupidi, senza cervello e senza patria.

Lorenzo Zuppini

Il Primato Nazione, 15 aprile 2018

http://www.ilprimatonazionale.it/politica/83630-83630/
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Se la marcia di Macerata ha violentato il Giorno nel ricordo

, by Lorenzo Zuppini

Non c’è tregua e non ce ne sarà in futuro. Non è ammissibile questa omologazione al pensiero medesimo, imposto a reti unificate da chi non ha ancora fatto i conti con la storia e le proprie responsabilità. 

Le istituzioni di questo Paese sbeffeggiano la nostra memoria e quella dei nostri padri e nonni, dando libero accesso, durante il Giorno della memoria, all’isterismo antifascista che manifesta solo in apparenza contro il razzismo, mentre in realtà bercia slogan inneggianti le foibe e i massacri che toccarono migliaia e migliaia di italiani. Nessuna indignazione.

La destra, ritenuta responsabile di un non meglio precisato stato di irrequietezza generale, è costretta a prender visione di questo scempio senza poter proferir parole, pena il massacro mediatico. L’accusa di fomentare odio razziale, e al contempo di ripensare con nostalgia al ventennio nero, è sempre dietro l’angolo, e quel che è peggio è che non è smentibile.

Essere ammesso alla gara elettorale, sottoposto al rispetto di un’insieme di leggi che monitorano l’ipotetico ritorno del fascismo e del razzismo (come se fossero state le uniche tragedie del secolo scorso), come può non bastare? È evidente siano pretesti per annichilire l’avversario elevato ad arcinemico.

“Ma che belle son le foibe da Trieste in giù”, hanno cantato i compagni antifà a Macerata modificando la celebre canzone della Carrà. Altri hanno scritto su un lenzuolo “Maresciallo siamo con te, menomale che Tito c’è”, mentre i No Tav, Arci, Anpi, Potere al Popolo, Emergency, Fiom, Rifondazione comunista e paccottiglia varia marciavano seriosi senza riuscire a dissimulare la totale follia che ha portato questo meanstream a creare l’incubo del ritorno di Mussolini. 

Italia 2018, e questi eran quelli moderati. In molte altre città hanno marciato quelli incappucciati, i così detti antagonisti, che a Piacenza e Torino hanno pestato le forze dell’ordine. C’è un video che fa rabbrividire, girato a Piacenza durante uno scontro tra questi teppisti e dei carabinieri. I militari scappano perché in numero inferiore, uno di loro però cade, viene circondato vigliaccamente da molti antagonisti i quali lo pestano ferocemente, utilizzando addirittura il suo scudo a mo’ di clava.

Il Viminale ha espresso soddisfazione per la generale tranquillità, eccezion fatta per le violenze di Piacenza. Praticamente questi buontemponi imbavagliano e ammanettano metà paese, lasciando l’altra metà libera di scorrazzare e ululare minchiate, congratulandosi poi allo specchio per gli splendenti risultati di pace sociale ottenuti. Roba da manicomio e camicia di forza. 

La sinistra extra parlamentare è da sempre fuori controllo ma costantemente tollerata. Detta legge in tutte le città. Decide chi può manifestare e chi no; chi può presentare un libro e chi no. La legge, intanto, afferma che il solo totalitarismo temibile è quello fascista, tanto che qualcuno vuol impedirne la vendita dei cimeli. 

Ci perdonerete la lungaggine, ma si è resa necessaria: in un giorno di lutto nazionale in cui si ricordano le vittime italiane del comunismo, l’attenzione pubblica è convogliata sulla manifestazione contro il fascismo che vede protagonisti, tra gli altri, un gran numero di clandestini. Ci stanno dicendo “oh coglioni, vi prendiamo per il culo e voi rimanete anche muti”. Nella città dove una ragazza è stata fatta a pezzi da uno di loro, e lo scontro sociale è divampato come un incendio con l’estremo gesto di un pazzo delinquente che, poi, ha sparato. 

Siamo prolissi e dovete perdonarci, ma questo è un grido di rabbia e d’orgoglio. Noi a Pistoia abbiamo la nostra quotidiana dose di follia da digerire: una patetica assemblea, nata in senso ad una parrocchia, che vuol vigilare sul fascismo e il razzismo. Sebbene il sindaco Tomasi abbia voluto una targa per i martiri delle foibe, la misura è colma perché non stiamo giocando ad armi pari. Siete dei vigliacchi, intellettualmente disonesti e nemici di questo Paese, che si chiama Patria.

Non c’è tregua, non ve ne sarà in futuro, perché mai ve la concederemo.


LineaLibera.info, 11 febbraio 2018
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L'antifascismo postumo è il nuovo fascismo

, by Lorenzo Zuppini


Una cazzata ripetuta all’infinito, si sa, si trasforma in verità.

Dovremmo respingere il concetto di intellettuale perché finisce per costruire una persona che ama se stessa e lì finisce. Dovremmo invece abbracciare quello di esercizio intellettuale consistente, grosso modo, nell’apprendere di certi fatti, nel metterli in fila e, poi, rifletterci su per un tempo considerevole così da arrivare ad una conclusione logica, non ideologica.

In ordine temporale: ci sono due leggi in Italia, legge Scelba e legge Mancino, che sanzionano la ricostituzione del Partito Fascista e la propaganda idonea al raggiungimento del medesimo risultato. Oltre ciò, l’eliminazione della dicitura “repubblica italiana” per poter transitare verso una dittatura è tecnicamente impossibile, essendo questa una caratteristica contenuta in una serie di articoli della Costituzione ritenuti intoccabili.

Certi marinai coraggiosi si sono spesi, in passato, per l’eliminazione delle due leggi sopracitate, per il semplice motivo che, o si decide di tutelarsi da qualsiasi totalitarismo, oppure è una barzelletta menzionarne solo uno. Vennero linciati e fatti affondare nel mare tempestoso del politicamente corretto in versione antifà. 

Poi. Le idee, se si vuol esser definiti civili, non si possono vietare a meno che non inducano a commettere reati. Dunque, calandoci nella realtà d’oggi, dovrebbe esser lecito definirsi fascisti ma al contempo vietato indurre chicchessia a riorganizzare il defunto Partito Fascista. E, dunque, siamo attrezzati a dovere affinché le opinioni non facciano del male agli altri.

In questo contesto sommariamente descritto si sono inseriti dei soggetti che, adducendo come motivazione alla propria isteria singoli eventi per altro non violenti, denunciano un generico ritorno del fascismo nel paese Italia. Non spiegano come potrebbe accadere né perché starebbe accadendo né cosa diavolo significhi “ritorno”.

Sono capitanati dalla Repubblica, quotidiano sinistroide fondato da un Eugenio Scalfari che, pensate un po’, iniziò la sua carriera giornalistica in “Roma Fascista”, organo ufficiale del Guf (Gruppo universitario fascista), finendo per diventarne il direttore. Da lì, e da altri altari, ci fanno il predicozzo ogni giorno e addirittura sfilano nelle piazze per lamentare il ritorno della truce dittatura. Ovviamente il politico Biancalani partecipa alla passeggiata.

Correva l’anno 1973 e Pasolini scriveva a Moravia: “Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia che in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per veicolare il dissenso”.

Oppure, ipotizziamo noi, è l’ultima spiaggia disponibile per una sinistra scollata dal Paese e da sé stessa il cui collante è, oramai, la guerra agli spettri del passato.

linealibera.info, 13 dicembre 2017



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Arrestata per spaccio a Pistoia una risorsa boldriniana accolta in parrocchia

, by Lorenzo Zuppini

La notizia potrà sconvolgere voi, ma di certo non noi: un immigrato clandestino accolto da don Biancalani è stato arrestato per spaccio di stupefacenti. La polizia lo ha fermato mentre vendeva una dose di hashish in un parco della città.

Grazie alla presenza dell’unità cinofila, è stato possibile effettuare un’approfondita perquisizione nella camera della parrocchia dove abitava il ventunenne proveniente dal Biafra dove è stato trovato un bilancino per pesare le dosi di droga e un oggetto per tritarla. Vista la flagranza cui è stato colto, il simpatico spacciatore è stato arrestato immediatamente e il suo compagno di stanza verrà ascoltato come possibile testimone delle attività illecito del suo amico.

Ci vuole una bella faccia tosta per pretendere una durissima applicazione della legge nei confronti di movimenti politici di cui non si apprezzano le idee (sebbene non avverse ad alcuna legge), bollandoli aprioristicamente come rigurgiti di inaccettabile razzismo ma poi, quando uno dei clandestini tanto voluti e definiti “nuove risorse” viene beccato a spacciare, dichiarare che “è un giovane proveniente da una delle regioni più martoriate dell’Africa, il Biafra”. E che “ha una storia di grandi sofferenze per la perdita prematura dei suo genitori e della sorella e per le gravi violenze subite in Libia. Accogliere significa farsi carico di situazioni umane di grande fragilità”.

Ebbene, questa faccia tosta don Biancalani ce l’ha. E lui non ritiene normale porsi interrogativi riguardanti l’accoglienza indiscriminata di personaggi di cui non sai niente, di cui niente saprai poiché è il loro status di clandestini che ti impedisce di conoscere seriamente la loro storia e la loro identità. Saremmo degli idioti tutti noi che negli ultimi anni abbiamo provato a dire sottovoce, argomentando punto per punto, che con questa modalità di accoglienza non si faceva altro che alimentare caos, e nel caos inevitabilmente cresce la criminalità e la violenza. 

Anzi, il don più famoso d’Italia, questo filantropo de’ noantri, ci definirebbe semplicemente razzisti. Per dirla con tutti i sepolcri imbiancati cari a Massimo Biancalani, non è affatto normale che le istituzioni di un Paese accettino di accogliere indiscriminatamente stranieri provenienti da zone del mondo ad alto tasso di criminalità, elargendo diritti a pieni mani senza pretendere in cambio l’ottemperanza di alcun dovere, parificando questi nuovi arrivati con coloro che quel Paese hanno contribuito a tirar sù contribuendo ogni giorno al suo mantenimento, promuovendo una sostituzione etnica provata dalla volontà di combattere la denatalità con l’importazione di stranieri, con una ossessiva propaganda per la concessione della cittadinanza facile, ed etichettando tutto ciò come “atto di civiltà”. 

Al netto di come andranno le indagini, e dell’eventuale futuro coinvolgimento di altri immigrati amici dell’arrestato, dobbiamo prendere atto del fatto che don Biancalani, e con lui una pletora di benpensanti in pantofole, è tecnicamente avverso all’Italia e alla cultura italiana per come la conosciamo tutti noi, intrisa di liberalismo, di occidentalismo, di cristianità che si è affermata tramite vere e proprio battaglie combattute contro l’invasore islamico che ha sempre guardato verso di noi come un piatto succulento da sbafarsi. 

Lo disse la sinistra Debora Serracchiani che il reato commesso da un immigrati moralmente più inaccettabile di quello commesso da un italiano perché si tratta, oltretutto, del tradimento di un tacito accordo avvenuto tra l’accolto e il Paese accogliente. Meditiamo su questo concetto, così da saper conferire la giusta gravità a questo gravissimo evento che dovrebbe anche farci aprire gli occhi sulle reali intenzioni di questi ingrati ospiti. Trentacinque euro al giorno investiti per il suo mantenimento a quanto pare erano insufficienti e dunque meritavamo lo spaccio di veleno.


I sentimenti di patriottismo e nazionalismo non sono un crimine, anzi. Affranchiamoci da questa orrenda dittatura del politicamente corretto e urliamo ai don Biancalani presenti in questo Paese che l’Italia è nostra. È degli italiani.

linealibera.info, 17 novembre 2017
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