"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

Se la marcia di Macerata ha violentato il Giorno nel ricordo

, by Lorenzo Zuppini

Non c’è tregua e non ce ne sarà in futuro. Non è ammissibile questa omologazione al pensiero medesimo, imposto a reti unificate da chi non ha ancora fatto i conti con la storia e le proprie responsabilità. 

Le istituzioni di questo Paese sbeffeggiano la nostra memoria e quella dei nostri padri e nonni, dando libero accesso, durante il Giorno della memoria, all’isterismo antifascista che manifesta solo in apparenza contro il razzismo, mentre in realtà bercia slogan inneggianti le foibe e i massacri che toccarono migliaia e migliaia di italiani. Nessuna indignazione.

La destra, ritenuta responsabile di un non meglio precisato stato di irrequietezza generale, è costretta a prender visione di questo scempio senza poter proferir parole, pena il massacro mediatico. L’accusa di fomentare odio razziale, e al contempo di ripensare con nostalgia al ventennio nero, è sempre dietro l’angolo, e quel che è peggio è che non è smentibile.

Essere ammesso alla gara elettorale, sottoposto al rispetto di un’insieme di leggi che monitorano l’ipotetico ritorno del fascismo e del razzismo (come se fossero state le uniche tragedie del secolo scorso), come può non bastare? È evidente siano pretesti per annichilire l’avversario elevato ad arcinemico.

“Ma che belle son le foibe da Trieste in giù”, hanno cantato i compagni antifà a Macerata modificando la celebre canzone della Carrà. Altri hanno scritto su un lenzuolo “Maresciallo siamo con te, menomale che Tito c’è”, mentre i No Tav, Arci, Anpi, Potere al Popolo, Emergency, Fiom, Rifondazione comunista e paccottiglia varia marciavano seriosi senza riuscire a dissimulare la totale follia che ha portato questo meanstream a creare l’incubo del ritorno di Mussolini. 

Italia 2018, e questi eran quelli moderati. In molte altre città hanno marciato quelli incappucciati, i così detti antagonisti, che a Piacenza e Torino hanno pestato le forze dell’ordine. C’è un video che fa rabbrividire, girato a Piacenza durante uno scontro tra questi teppisti e dei carabinieri. I militari scappano perché in numero inferiore, uno di loro però cade, viene circondato vigliaccamente da molti antagonisti i quali lo pestano ferocemente, utilizzando addirittura il suo scudo a mo’ di clava.

Il Viminale ha espresso soddisfazione per la generale tranquillità, eccezion fatta per le violenze di Piacenza. Praticamente questi buontemponi imbavagliano e ammanettano metà paese, lasciando l’altra metà libera di scorrazzare e ululare minchiate, congratulandosi poi allo specchio per gli splendenti risultati di pace sociale ottenuti. Roba da manicomio e camicia di forza. 

La sinistra extra parlamentare è da sempre fuori controllo ma costantemente tollerata. Detta legge in tutte le città. Decide chi può manifestare e chi no; chi può presentare un libro e chi no. La legge, intanto, afferma che il solo totalitarismo temibile è quello fascista, tanto che qualcuno vuol impedirne la vendita dei cimeli. 

Ci perdonerete la lungaggine, ma si è resa necessaria: in un giorno di lutto nazionale in cui si ricordano le vittime italiane del comunismo, l’attenzione pubblica è convogliata sulla manifestazione contro il fascismo che vede protagonisti, tra gli altri, un gran numero di clandestini. Ci stanno dicendo “oh coglioni, vi prendiamo per il culo e voi rimanete anche muti”. Nella città dove una ragazza è stata fatta a pezzi da uno di loro, e lo scontro sociale è divampato come un incendio con l’estremo gesto di un pazzo delinquente che, poi, ha sparato. 

Siamo prolissi e dovete perdonarci, ma questo è un grido di rabbia e d’orgoglio. Noi a Pistoia abbiamo la nostra quotidiana dose di follia da digerire: una patetica assemblea, nata in senso ad una parrocchia, che vuol vigilare sul fascismo e il razzismo. Sebbene il sindaco Tomasi abbia voluto una targa per i martiri delle foibe, la misura è colma perché non stiamo giocando ad armi pari. Siete dei vigliacchi, intellettualmente disonesti e nemici di questo Paese, che si chiama Patria.

Non c’è tregua, non ve ne sarà in futuro, perché mai ve la concederemo.


LineaLibera.info, 11 febbraio 2018
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L'antifascismo postumo è il nuovo fascismo

, by Lorenzo Zuppini


Una cazzata ripetuta all’infinito, si sa, si trasforma in verità.

Dovremmo respingere il concetto di intellettuale perché finisce per costruire una persona che ama se stessa e lì finisce. Dovremmo invece abbracciare quello di esercizio intellettuale consistente, grosso modo, nell’apprendere di certi fatti, nel metterli in fila e, poi, rifletterci su per un tempo considerevole così da arrivare ad una conclusione logica, non ideologica.

In ordine temporale: ci sono due leggi in Italia, legge Scelba e legge Mancino, che sanzionano la ricostituzione del Partito Fascista e la propaganda idonea al raggiungimento del medesimo risultato. Oltre ciò, l’eliminazione della dicitura “repubblica italiana” per poter transitare verso una dittatura è tecnicamente impossibile, essendo questa una caratteristica contenuta in una serie di articoli della Costituzione ritenuti intoccabili.

Certi marinai coraggiosi si sono spesi, in passato, per l’eliminazione delle due leggi sopracitate, per il semplice motivo che, o si decide di tutelarsi da qualsiasi totalitarismo, oppure è una barzelletta menzionarne solo uno. Vennero linciati e fatti affondare nel mare tempestoso del politicamente corretto in versione antifà. 

Poi. Le idee, se si vuol esser definiti civili, non si possono vietare a meno che non inducano a commettere reati. Dunque, calandoci nella realtà d’oggi, dovrebbe esser lecito definirsi fascisti ma al contempo vietato indurre chicchessia a riorganizzare il defunto Partito Fascista. E, dunque, siamo attrezzati a dovere affinché le opinioni non facciano del male agli altri.

In questo contesto sommariamente descritto si sono inseriti dei soggetti che, adducendo come motivazione alla propria isteria singoli eventi per altro non violenti, denunciano un generico ritorno del fascismo nel paese Italia. Non spiegano come potrebbe accadere né perché starebbe accadendo né cosa diavolo significhi “ritorno”.

Sono capitanati dalla Repubblica, quotidiano sinistroide fondato da un Eugenio Scalfari che, pensate un po’, iniziò la sua carriera giornalistica in “Roma Fascista”, organo ufficiale del Guf (Gruppo universitario fascista), finendo per diventarne il direttore. Da lì, e da altri altari, ci fanno il predicozzo ogni giorno e addirittura sfilano nelle piazze per lamentare il ritorno della truce dittatura. Ovviamente il politico Biancalani partecipa alla passeggiata.

Correva l’anno 1973 e Pasolini scriveva a Moravia: “Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia che in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per veicolare il dissenso”.

Oppure, ipotizziamo noi, è l’ultima spiaggia disponibile per una sinistra scollata dal Paese e da sé stessa il cui collante è, oramai, la guerra agli spettri del passato.

linealibera.info, 13 dicembre 2017



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Arrestata per spaccio a Pistoia una risorsa boldriniana accolta in parrocchia

, by Lorenzo Zuppini

La notizia potrà sconvolgere voi, ma di certo non noi: un immigrato clandestino accolto da don Biancalani è stato arrestato per spaccio di stupefacenti. La polizia lo ha fermato mentre vendeva una dose di hashish in un parco della città.

Grazie alla presenza dell’unità cinofila, è stato possibile effettuare un’approfondita perquisizione nella camera della parrocchia dove abitava il ventunenne proveniente dal Biafra dove è stato trovato un bilancino per pesare le dosi di droga e un oggetto per tritarla. Vista la flagranza cui è stato colto, il simpatico spacciatore è stato arrestato immediatamente e il suo compagno di stanza verrà ascoltato come possibile testimone delle attività illecito del suo amico.

Ci vuole una bella faccia tosta per pretendere una durissima applicazione della legge nei confronti di movimenti politici di cui non si apprezzano le idee (sebbene non avverse ad alcuna legge), bollandoli aprioristicamente come rigurgiti di inaccettabile razzismo ma poi, quando uno dei clandestini tanto voluti e definiti “nuove risorse” viene beccato a spacciare, dichiarare che “è un giovane proveniente da una delle regioni più martoriate dell’Africa, il Biafra”. E che “ha una storia di grandi sofferenze per la perdita prematura dei suo genitori e della sorella e per le gravi violenze subite in Libia. Accogliere significa farsi carico di situazioni umane di grande fragilità”.

Ebbene, questa faccia tosta don Biancalani ce l’ha. E lui non ritiene normale porsi interrogativi riguardanti l’accoglienza indiscriminata di personaggi di cui non sai niente, di cui niente saprai poiché è il loro status di clandestini che ti impedisce di conoscere seriamente la loro storia e la loro identità. Saremmo degli idioti tutti noi che negli ultimi anni abbiamo provato a dire sottovoce, argomentando punto per punto, che con questa modalità di accoglienza non si faceva altro che alimentare caos, e nel caos inevitabilmente cresce la criminalità e la violenza. 

Anzi, il don più famoso d’Italia, questo filantropo de’ noantri, ci definirebbe semplicemente razzisti. Per dirla con tutti i sepolcri imbiancati cari a Massimo Biancalani, non è affatto normale che le istituzioni di un Paese accettino di accogliere indiscriminatamente stranieri provenienti da zone del mondo ad alto tasso di criminalità, elargendo diritti a pieni mani senza pretendere in cambio l’ottemperanza di alcun dovere, parificando questi nuovi arrivati con coloro che quel Paese hanno contribuito a tirar sù contribuendo ogni giorno al suo mantenimento, promuovendo una sostituzione etnica provata dalla volontà di combattere la denatalità con l’importazione di stranieri, con una ossessiva propaganda per la concessione della cittadinanza facile, ed etichettando tutto ciò come “atto di civiltà”. 

Al netto di come andranno le indagini, e dell’eventuale futuro coinvolgimento di altri immigrati amici dell’arrestato, dobbiamo prendere atto del fatto che don Biancalani, e con lui una pletora di benpensanti in pantofole, è tecnicamente avverso all’Italia e alla cultura italiana per come la conosciamo tutti noi, intrisa di liberalismo, di occidentalismo, di cristianità che si è affermata tramite vere e proprio battaglie combattute contro l’invasore islamico che ha sempre guardato verso di noi come un piatto succulento da sbafarsi. 

Lo disse la sinistra Debora Serracchiani che il reato commesso da un immigrati moralmente più inaccettabile di quello commesso da un italiano perché si tratta, oltretutto, del tradimento di un tacito accordo avvenuto tra l’accolto e il Paese accogliente. Meditiamo su questo concetto, così da saper conferire la giusta gravità a questo gravissimo evento che dovrebbe anche farci aprire gli occhi sulle reali intenzioni di questi ingrati ospiti. Trentacinque euro al giorno investiti per il suo mantenimento a quanto pare erano insufficienti e dunque meritavamo lo spaccio di veleno.


I sentimenti di patriottismo e nazionalismo non sono un crimine, anzi. Affranchiamoci da questa orrenda dittatura del politicamente corretto e urliamo ai don Biancalani presenti in questo Paese che l’Italia è nostra. È degli italiani.

linealibera.info, 17 novembre 2017
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E' la non emendabilità del Corano che rende l'islam incompatibile

, by Lorenzo Zuppini



Il tempo che stiamo vivendo è caratterizzato dal confronto (o scontro) epocale tra la nostra civiltà liberale, laica, dalle radici cristiane, e la civiltà islamica caratterizzata essenzialmente da forme, più o meno totalitarie, di governi teocratici.

La questione è semplicemente enorme e grave, viste le scie di violenza e terrore che, per un motivo o per un altro, si lascia dietro. E continuerà a lasciarsi, se non saremo in grado di affrontarla nella sua drammaticità. Una drammaticità dovuta alle differenze insiste nei due modi di intendere la vita privata e la vita collettiva. Sembra, dunque, un divario incolmabile, e molto probabilmente è così.

L’emendabilità dei dettami di entrambi gli ordinamenti religiosi costituisce la differenza sostanziale tra le due civiltà, dalla quale derivano tutte le altre. La pietra angolare dell’islam è costituita da Allah che si fa testo e si incarta nel Corano, mentre il cristianesimo è caratterizzato dal Dio che si fa uomo e si incarna in Gesù Cristo. Questi due aspetti già portano alla luce la ragione, il motivo principale per cui in Europa è stato possibile discostarsi dai dettami religiosi operando una secolarizzazione che ha reso indipendente lo Stato dalla Chiesa, distinguendo il peccato dal reato, mentre nei paesi islamici ciò è stato, e lo è tutt’oggi, impossibile: emendare ciò che è riportato nel Corano significherebbe mettere in discussione Allah stesso, macchiandosi quindi del reato/peccato di eresia; nello studio della Bibbia, al contrario, si utilizza l’esegesi, così da poter “aggirare” il significato letterale dei testi, o addirittura annullando l’ingerenza che la sfera religiosa ha in quella politica. Un codice penale non può regolamentare anche l’anima dei cittadini.

Se teniamo ben presente questa differenza fondamentale, appare chiaro il motivo per cui nei paesi islamici sono considerati reati penali dei comportamenti che da noi, tutt’al più, vengono descritti come peccati. Ed appare ben chiaro anche il motivo per cui la cultura islamica è difficilmente digeribile dalla nostra: le leggi di uno Stato laico si scontreranno sempre con quelle di un ordinamento religioso non emendabile. È un risultato, questo, inesorabile. Come potremmo altrimenti spiegare le seconde generazioni di immigrati islamici che, pur essendo appunto nate in Europa, non si sono integrate e addirittura spargono terrore effettuando attentati?

Se la violenza in nome di Dio è contro ragione, come disse Manuele II Paleologo, e se è ragionevole interrogarsi su Dio per mezzo della ragione, come disse Benedetto XVI, è evidente che questi concetti siano inconcepibili nell’islam, dove Allah è assolutamente trascendente e non è possibile studiarlo attraverso i nostro metodi, tra cui troviamo la sopracitata ragione. Il buon islamico può soltanto prendere atto dei contenuti coranici, delle gesta del Profeta Maometto, della Sharia, e ottemperare nella maniera più ampia possibile agli obblighi che ne scaturiscono.

Chiamatela guerra, chiamatelo scontro, chiamatela ostilità, ma tenete ben presente che i vaghi interessi economici menzionati da Jorge Bergoglio, niente hanno a che fare con questi eventi storici. È solo questione di religione.
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