"Le mie idee, uno schermo e una tastiera sono per me come i capelli di Sansone. Privatemene e diventerò indifeso".

L'antifascismo postumo è il nuovo fascismo

, by Lorenzo Zuppini


Una cazzata ripetuta all’infinito, si sa, si trasforma in verità.

Dovremmo respingere il concetto di intellettuale perché finisce per costruire una persona che ama se stessa e lì finisce. Dovremmo invece abbracciare quello di esercizio intellettuale consistente, grosso modo, nell’apprendere di certi fatti, nel metterli in fila e, poi, rifletterci su per un tempo considerevole così da arrivare ad una conclusione logica, non ideologica.

In ordine temporale: ci sono due leggi in Italia, legge Scelba e legge Mancino, che sanzionano la ricostituzione del Partito Fascista e la propaganda idonea al raggiungimento del medesimo risultato. Oltre ciò, l’eliminazione della dicitura “repubblica italiana” per poter transitare verso una dittatura è tecnicamente impossibile, essendo questa una caratteristica contenuta in una serie di articoli della Costituzione ritenuti intoccabili.

Certi marinai coraggiosi si sono spesi, in passato, per l’eliminazione delle due leggi sopracitate, per il semplice motivo che, o si decide di tutelarsi da qualsiasi totalitarismo, oppure è una barzelletta menzionarne solo uno. Vennero linciati e fatti affondare nel mare tempestoso del politicamente corretto in versione antifà. 

Poi. Le idee, se si vuol esser definiti civili, non si possono vietare a meno che non inducano a commettere reati. Dunque, calandoci nella realtà d’oggi, dovrebbe esser lecito definirsi fascisti ma al contempo vietato indurre chicchessia a riorganizzare il defunto Partito Fascista. E, dunque, siamo attrezzati a dovere affinché le opinioni non facciano del male agli altri.

In questo contesto sommariamente descritto si sono inseriti dei soggetti che, adducendo come motivazione alla propria isteria singoli eventi per altro non violenti, denunciano un generico ritorno del fascismo nel paese Italia. Non spiegano come potrebbe accadere né perché starebbe accadendo né cosa diavolo significhi “ritorno”.

Sono capitanati dalla Repubblica, quotidiano sinistroide fondato da un Eugenio Scalfari che, pensate un po’, iniziò la sua carriera giornalistica in “Roma Fascista”, organo ufficiale del Guf (Gruppo universitario fascista), finendo per diventarne il direttore. Da lì, e da altri altari, ci fanno il predicozzo ogni giorno e addirittura sfilano nelle piazze per lamentare il ritorno della truce dittatura. Ovviamente il politico Biancalani partecipa alla passeggiata.

Correva l’anno 1973 e Pasolini scriveva a Moravia: “Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia che in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per veicolare il dissenso”.

Oppure, ipotizziamo noi, è l’ultima spiaggia disponibile per una sinistra scollata dal Paese e da sé stessa il cui collante è, oramai, la guerra agli spettri del passato.

linealibera.info, 13 dicembre 2017



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Arrestata per spaccio a Pistoia una risorsa boldriniana accolta in parrocchia

, by Lorenzo Zuppini

La notizia potrà sconvolgere voi, ma di certo non noi: un immigrato clandestino accolto da don Biancalani è stato arrestato per spaccio di stupefacenti. La polizia lo ha fermato mentre vendeva una dose di hashish in un parco della città.

Grazie alla presenza dell’unità cinofila, è stato possibile effettuare un’approfondita perquisizione nella camera della parrocchia dove abitava il ventunenne proveniente dal Biafra dove è stato trovato un bilancino per pesare le dosi di droga e un oggetto per tritarla. Vista la flagranza cui è stato colto, il simpatico spacciatore è stato arrestato immediatamente e il suo compagno di stanza verrà ascoltato come possibile testimone delle attività illecito del suo amico.

Ci vuole una bella faccia tosta per pretendere una durissima applicazione della legge nei confronti di movimenti politici di cui non si apprezzano le idee (sebbene non avverse ad alcuna legge), bollandoli aprioristicamente come rigurgiti di inaccettabile razzismo ma poi, quando uno dei clandestini tanto voluti e definiti “nuove risorse” viene beccato a spacciare, dichiarare che “è un giovane proveniente da una delle regioni più martoriate dell’Africa, il Biafra”. E che “ha una storia di grandi sofferenze per la perdita prematura dei suo genitori e della sorella e per le gravi violenze subite in Libia. Accogliere significa farsi carico di situazioni umane di grande fragilità”.

Ebbene, questa faccia tosta don Biancalani ce l’ha. E lui non ritiene normale porsi interrogativi riguardanti l’accoglienza indiscriminata di personaggi di cui non sai niente, di cui niente saprai poiché è il loro status di clandestini che ti impedisce di conoscere seriamente la loro storia e la loro identità. Saremmo degli idioti tutti noi che negli ultimi anni abbiamo provato a dire sottovoce, argomentando punto per punto, che con questa modalità di accoglienza non si faceva altro che alimentare caos, e nel caos inevitabilmente cresce la criminalità e la violenza. 

Anzi, il don più famoso d’Italia, questo filantropo de’ noantri, ci definirebbe semplicemente razzisti. Per dirla con tutti i sepolcri imbiancati cari a Massimo Biancalani, non è affatto normale che le istituzioni di un Paese accettino di accogliere indiscriminatamente stranieri provenienti da zone del mondo ad alto tasso di criminalità, elargendo diritti a pieni mani senza pretendere in cambio l’ottemperanza di alcun dovere, parificando questi nuovi arrivati con coloro che quel Paese hanno contribuito a tirar sù contribuendo ogni giorno al suo mantenimento, promuovendo una sostituzione etnica provata dalla volontà di combattere la denatalità con l’importazione di stranieri, con una ossessiva propaganda per la concessione della cittadinanza facile, ed etichettando tutto ciò come “atto di civiltà”. 

Al netto di come andranno le indagini, e dell’eventuale futuro coinvolgimento di altri immigrati amici dell’arrestato, dobbiamo prendere atto del fatto che don Biancalani, e con lui una pletora di benpensanti in pantofole, è tecnicamente avverso all’Italia e alla cultura italiana per come la conosciamo tutti noi, intrisa di liberalismo, di occidentalismo, di cristianità che si è affermata tramite vere e proprio battaglie combattute contro l’invasore islamico che ha sempre guardato verso di noi come un piatto succulento da sbafarsi. 

Lo disse la sinistra Debora Serracchiani che il reato commesso da un immigrati moralmente più inaccettabile di quello commesso da un italiano perché si tratta, oltretutto, del tradimento di un tacito accordo avvenuto tra l’accolto e il Paese accogliente. Meditiamo su questo concetto, così da saper conferire la giusta gravità a questo gravissimo evento che dovrebbe anche farci aprire gli occhi sulle reali intenzioni di questi ingrati ospiti. Trentacinque euro al giorno investiti per il suo mantenimento a quanto pare erano insufficienti e dunque meritavamo lo spaccio di veleno.


I sentimenti di patriottismo e nazionalismo non sono un crimine, anzi. Affranchiamoci da questa orrenda dittatura del politicamente corretto e urliamo ai don Biancalani presenti in questo Paese che l’Italia è nostra. È degli italiani.

linealibera.info, 17 novembre 2017
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E' la non emendabilità del Corano che rende l'islam incompatibile

, by Lorenzo Zuppini



Il tempo che stiamo vivendo è caratterizzato dal confronto (o scontro) epocale tra la nostra civiltà liberale, laica, dalle radici cristiane, e la civiltà islamica caratterizzata essenzialmente da forme, più o meno totalitarie, di governi teocratici.

La questione è semplicemente enorme e grave, viste le scie di violenza e terrore che, per un motivo o per un altro, si lascia dietro. E continuerà a lasciarsi, se non saremo in grado di affrontarla nella sua drammaticità. Una drammaticità dovuta alle differenze insiste nei due modi di intendere la vita privata e la vita collettiva. Sembra, dunque, un divario incolmabile, e molto probabilmente è così.

L’emendabilità dei dettami di entrambi gli ordinamenti religiosi costituisce la differenza sostanziale tra le due civiltà, dalla quale derivano tutte le altre. La pietra angolare dell’islam è costituita da Allah che si fa testo e si incarta nel Corano, mentre il cristianesimo è caratterizzato dal Dio che si fa uomo e si incarna in Gesù Cristo. Questi due aspetti già portano alla luce la ragione, il motivo principale per cui in Europa è stato possibile discostarsi dai dettami religiosi operando una secolarizzazione che ha reso indipendente lo Stato dalla Chiesa, distinguendo il peccato dal reato, mentre nei paesi islamici ciò è stato, e lo è tutt’oggi, impossibile: emendare ciò che è riportato nel Corano significherebbe mettere in discussione Allah stesso, macchiandosi quindi del reato/peccato di eresia; nello studio della Bibbia, al contrario, si utilizza l’esegesi, così da poter “aggirare” il significato letterale dei testi, o addirittura annullando l’ingerenza che la sfera religiosa ha in quella politica. Un codice penale non può regolamentare anche l’anima dei cittadini.

Se teniamo ben presente questa differenza fondamentale, appare chiaro il motivo per cui nei paesi islamici sono considerati reati penali dei comportamenti che da noi, tutt’al più, vengono descritti come peccati. Ed appare ben chiaro anche il motivo per cui la cultura islamica è difficilmente digeribile dalla nostra: le leggi di uno Stato laico si scontreranno sempre con quelle di un ordinamento religioso non emendabile. È un risultato, questo, inesorabile. Come potremmo altrimenti spiegare le seconde generazioni di immigrati islamici che, pur essendo appunto nate in Europa, non si sono integrate e addirittura spargono terrore effettuando attentati?

Se la violenza in nome di Dio è contro ragione, come disse Manuele II Paleologo, e se è ragionevole interrogarsi su Dio per mezzo della ragione, come disse Benedetto XVI, è evidente che questi concetti siano inconcepibili nell’islam, dove Allah è assolutamente trascendente e non è possibile studiarlo attraverso i nostro metodi, tra cui troviamo la sopracitata ragione. Il buon islamico può soltanto prendere atto dei contenuti coranici, delle gesta del Profeta Maometto, della Sharia, e ottemperare nella maniera più ampia possibile agli obblighi che ne scaturiscono.

Chiamatela guerra, chiamatelo scontro, chiamatela ostilità, ma tenete ben presente che i vaghi interessi economici menzionati da Jorge Bergoglio, niente hanno a che fare con questi eventi storici. È solo questione di religione.
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Bergoglio entra a gamba tesa nella politica e i preti lo seguono

, by Lorenzo Zuppini



Non credo che Bergoglio sia a conoscenza delle polemiche sorte attorno al comportamento di don Biancalani e della sua convinzione di essere nel giusto, ma cade comunque a pennello il suo intervento sulla necessità di allargare le maglie della concessione della cittadinanza agli immigrati.

Il Corriere ha svelato un incontro tra il Papa e Gentiloni avvenuto giorni or sono e durante il quale il Santo Padre avrebbe espresso il suo appoggio per la legge sullo ius soli, il metodo innovativo proposto dalla sinistra per concedere più facilmente la cittadinanza italiana. Per fortuna del Presidente del Consiglio (ma per sfortuna nostra), Bergoglio ha deciso di proseguire sulla sua strada di interferenze nella politica nazionale e internazionale seguendo un unico senso: il suo spirito immigrazionista e terzomondista è ormai innegabile.
Nel febbraio 2016, durante un volo di ritorno dal Messico, egli incenerì Donald Trump dicendo che “una persona che pensa solo a edificare muri e non ponti non è cristiana”, riferendosi ovviamente al muro che l’allora candidato alla presidenza degli Usa affermava di voler costruire (e che in parte aveva già eretto il premio nobel Obama). Pronta fu la risposta di Trump, che sicuramente conosce il versetto vangelico “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

Dal XIX secolo circa, tutto ciò può esser definito col termine secolarizzazione.
Durante le trattative per la pace di Vestfalia indicò il passaggio di beni e territori dalla Chiesa a possessori civili, e indicò successivamente il ritorno al laicismo da parte di membri del clero. Oggi però, come detto poco sopra, indica una caratteristica fondamentale della società occidentale, consistente nell’autonomia della realtà politica da quella religiosa.
Come il Papa dovrebbe astenersi dal commentare criticamente un’eventuale legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso (proprio come è accaduto in Italia con Papa Francesco), a maggior ragione egli dovrebbe riconoscere la propria autonomia e soprattutto quella del Parlamento evitando così di intromettersi in affari politici addirittura di levatura internazionale.

E siccome la questione della facile cittadinanza agli immigrati, che appartengono principalmente alla confessione religiosa islamica, pare aver attratto il Vescovo di Roma fin dall’inizio, lecito è il paragone con le realtà islamiche in cui è sconosciuto il concetto di secolarizzazione e in cui vi sono dei dotti dell’Islam denominati ayatollah, i quali esprimono pareri vincolanti, danno giudizi ed emettono fatwe, corrispondenti ai responsa del diritto romano divenute tragicamente famose per consistere in vere e proprie condanne a morte verso infedeli di vario genere.

È chiaro o no che il signor Bergoglio, con tale invadenza, sta somigliando sempre più ad un Khomeini del Cristianesimo? E che i prodi seguaci di questo dotto (dotto a modo suo) della religione di Gesù Cristo, come il nostro prode Biancalani, credono ormai di vivere nell’Iran d’Occidente, dove potere temporale e spirituale si confondono paurosamente?

La sinistra pistoiese ha espresso rammarico e indignazione per le parole secondo loro poco chiare del sindaco Tomasi, il quale ha sia condannato le offese a don Biancalani e sia espresso un critico parere nei confronti delle sue opere di misericordia.

Temiamo che questo lento ma inesorabile ritorno al Medioevo (anche grazie all’importazione di persone che già ci vivevano) non importi affatto al cascame nostrano del comunismo.

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